Frozen II – Il segreto di Arendelle: La recensione

Il primo capitolo del film d’animazione Frozen è stato un successo innegabile, una sorta di ritorno al classico che forse inaspettatamente ha colpito sia i grandi che i piccini

Era ovvio quindi che duo DisneyPixar potesse lasciarsi ingolosire dall’idea di continuare la narrazione e cercare di rendere quello di Frozen un franchise da vendere e rivendere fino a esaurimento.

Ecco quindi che la “semplice perfezione” delle origini viene forzata e sacrificata all’altare del ritorno in sala. Gli esperti uomini della casa di Topolino confezionano una pellicola animata proponendo come sempre canzoni, gag, avventure e un pizzico di romanticismo, tutto quello che gli spettatori possono volere. In questo caso a fare da colonna portante è il viaggio di Elsa verso l’età adulta, il suo passaggio interiore e la sua nuova consapevolezza.

La sensazione però è che in questo Frozen 2 qualcosa si sia inceppato, il film del 2013 volava spinto dalla onnipresente canzoncina Let it go che – al netto di quanto possa aver rotto le scatole negli anni – è rimasta nelle orecchie a tutti, in questo secondo capitolo invece manca una canzone in grado di ereditarne il ruolo, ma qui pesa probabilmente anche l’aver visto il film doppiato.

La sensazione è comunque quella di una trama più confusa e meno efficace, a differenza degli ultimi lavori sembra che qui Disney abbia mancato il bersaglio, finendo per perdere velocemente il target del pubblico adulto e tenendo “al guinzaglio” i più piccoli solamente grazie alla componente comica data dalla presenza di Olaf , personaggio in alcuni punti in equilibrio precario fra nonsense e viaggio sotto acidi , ma mai in grado di raggiungere le vette della scena musicale anni’80 dedicata a Kristoff  , unico vero motivo per recuperare questo film animato.

Frozen 2 non è un film che rimarrà impresso nella storia della Disney, intrattiene quanto basta per non annoiare, ma non abbastanza per gli standard a cui ci hanno abituato .

Marcello Portolan

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